Un weekend a Porto: #WhyNot?

A novembre dello scorso anno sono stato un paio di giorni a Porto, o Oporto che dir si voglia. E dato che si è appena classificata al primo posto tra le European Bests Destination del 2017, quale momento migliore per sfruttare il momento di hype raccattando quattro visite andare a scavare nell’album dei ricordi  – e nella cartella Foto del pc – e creare una bella galleria fotografica?

Disclamer Lo so, non era questa la #WhyNot? che sognavano i nostri padri. Ma è un brand che va fortissimo in Cina obiettivamente è un nome stupendo per una rubrica, e pareva brutto non riuscire sfruttarlo a dovere in mancanza di oggettini scrausi da provare. Per cui cambio di programma: da oggi #WhyNot? è (anche) questo.

Voglio essere onesto: potrei dire di averla scelta per le mille chiese, per l’omonimo vino, per la splendida stazione di São Bento – un vero tripudio di azulejos, tipiche piastrelle dipinte a mano di cui l’intera città è letteralmente invasa – o per la celebre Livraria Lello, e l’altrettanto celebre Café Majestic, le cui atmosfere hanno ispirato la magica penna di J. K. Rowling, ma la verità è che Harry Potter mi fa cagare avevo un buono Ryanair da usare entro Natale e ho beccato il volo (da Malpensa) in offerta a meno di 35 euro andata/ritorno. A dir poco irresistibile.

Altra grande attrazione della città sono i ponti: il Maria Pia – che porta la firma niente popò di meno che di Gustave Eiffel -, il più recente ponte do Infante ma soprattutto il Dom Luís I – in cui c’è di nuovo lo zampino del vecchio Gustavone -, vero e proprio caso di engineering porn a cielo aperto.

Altra cosa che ho scoperto è che Porto è letteralmente invasa di street art: un po’ per inclinazione naturale, un po’ perché la crisi qui ha picchiato davvero forte e i palazzi abbandonati non mancano di certo.

Anche se devo dire che, pur se vissuta da turista e solo per un paio di giorni, non mi è sembrata per nulla una città in malora. Anzi, si vedono cantieri da tutte le parti. E, come ci insegna Silvio, se si riprende l’edilizia…

Notevole anche l’architettura moderna, checché ne dica il maestro Sgarbi: la Casa da Música e lo Estádio do Dragão son lì da vedere.

Per non parlare del cibo. Ragazzi, che bomba la francesinha… penso di non aver mangiato una porcata e allo stesso tempo una bontà del genere. Ma più in generale, si mangia davvero bene e si spende decisamente poco. Ecco, magari evitando di andare nei posti gne gne in cui tentano di rifilarti un biscotto rosso spacciandolo per pizza a 13 euro de limortanguerieri che manco Sorbillo in piazza del Duomo.

Concludendo, mi sento di consigliare a tutti un bel weekend a Porto – soprattutto se riuscite ad organizzare sfruttando qualche offerta. La città è piccola ma caratteristica e il centro si gira tutto a piedi, l’aeroporto è un po’ fuori ma ci si arriva comodamente in metro e, sempre in metro, se vi avanza una mezza giornata potete pure andare a fare un giro in spiaggia a Matosinhos.

Insomma: per quanto mi riguarda, Porto è la città perfetta per un bel weekend. Solo che nessuno lo sa.

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