#WhyNot? Ricevitore Bluetooth Aukey BR-C9

Con questo articolo ho intenzione di inaugurare una nuova rubrica: #WhyNot?


Lo scopo di questa rubrica è quello di segnalare cosine interessanti che si possono trovare sull’internet a prezzi modici, o che comunque hanno un rapporto costo/benefici (per lo meno sperati) che ti fanno pensare “ma sì, perché no?”. Un po’ sulla scia del mitico Incauto Acquisto diciamo, di cui ovviamente sono un grandissimo fan. Sia del sito, che soprattutto dell’azione in se.

Come primo oggetto, ho deciso di parlare dell’ultimo incauto acquisto del sottoscritto: un ricevitore bluetooth portatile. Perché? Perché tutto è meglio col bluetooth sinceramente mi sono stufato di dover tenere sincronizzato l’mp3 dal pc (sì, sono uno di quelli che usa ancora il lettore mp3) e, volendo affidarmi defintivamente alla libreria di Google Play Music (#googlefagalert) senza però dover impazzire con le cuffie a filo ogni volta che uso lo smartphone ed essendo troppo povero per comprare l’ennesimo paio di cuffie non essendo molto favorevole alle cuffie col bluetooth integrato, ho pensato bene di provare uno di questi simpatici aggeggini.

Tra la miriade di soluzioni che si trovano navigando nei soliti mari (Arrrrrrr!), ho optato per questo BR-C9 della Aukey. Principalmente perché:

  • è uno dei pochi col bluetooth 4.1 ad un prezzo umano
  • ha i tasti fisici avanti/indietro/play-pausa
  • conoscevo già la marca
  • si trova a SEDICI EURO spedito su amazon… seriamente, ne stiamo ancora parlando?!
Aukey BR-C9

Aukey BR-C9

Senza perdere troppo tempo nell’unboxing, vi elenco brevemente le caratteristiche tecniche: bluetooth 4.1 con A2DP, uscita jack 3.5mm, tasti +/- per volume e cambio traccia, tasto centrale multifunzione on/off slash play/pausa musica slash risposta/chiusura chiamata slash pairing ecc, microfono, batteria dall’amperaggio ignoto che promette fino a 8 ore di riproduzione e 100 di stand-by. La confezione (molto cool, come da tradizione Aukey) contiene anche un cavo audio maschio-maschio, uno usb-microusb, un connettore maschio-maschio utile per esempio a connetterlo alla presa aux delle autoradio e le solite inutili istruzioni e garanzie varie.

Esteticamente è carino, le dimensioni minime (63 x 30 x 10mm) sono perfette per dimenticarselo in tasca. Ecco, a tal proposito ci sarebbe stato a pennello una bella clip sul retro, piatto e sostanzialmente inutile, per attaccarlo ai vestiti o alle cuffie stesse come ho visto in altri ricevitori (tipo il MuseMini ClipR o i mitici Sansa Clip Zip, ad esempio). Anche il pairing e l’utilizzo sono veramente a prova di utonto ma sono sicuro che qualche utonto, per l’appunto, troverà comunque difficoltà anche in questo. Oh, the irony.

Vabbè, ma quindi come va ‘sto coso? Petta un attimo, mo ci arriviamo.

Essendo un cagacazzo una personcina precisa, soprattutto quando si parla di audio, ho deciso di provarlo in condizioni particolari. Essendocene un tonnellata da zero a millemila euro mi son chiesto “ma ne vale davvero la pena?”. Nel senso: quanto ha senso spingersi in la col prezzo, visto l’uso casual che ne andrei a fare (che poi è quello per il quale sono pensati: se vuoi sentire bene usi il filo, questo nessun mai me lo leverà dalla testa)? Per cui quel che ho fatto è andare a provarlo, a parità di sorgente (la libreria caricata su Google Play Music dal mio OnePlus 2) attaccato a vari dispositivi di output: un paio di auricolari scrause, le mie Sennheiser Momentum On-Ear, due impianti stereo da casa (un vecchio Micro Hi-Fi della Philips e un sintoamplificatore Onkyo collegato a un set home theatre Bose) e all’autoradio della macchina.

1. Auricolari scrause

Aukey BR-C9

In foto sembrano ancora più scrause

Ve lo dico subito: così va benissimo. Nel limite della scrausezza delle auricolari, chiaramente. Anzi, come ampiamente prevedibile più sono scrause le cuffie e meno si percepirà differenza tra l’uso con e senza cavo. Considerazione generale: non sperate di guardarci video e affini perché il lag è disarmante, ma in fin dei conti non è questo l’uso per cui è pensata.

2. Sennheiser Momentum

Aukey BR-C9

Symmetry is love, symmetry is life

Ecco, qui cominiciano a sentirsi i primi schricchiolii. Niente di drammatico eh, per carità, ma se avete presente come suonano queste cuffie, beh, rimarrete abbastanza delusi. Non tanto per la qualità in generale, anzi: le tracce più leggere (soprattutto rock) si sentono abbastanza bene, ma quando entrano in gioco i bassi tunz-tunz ecco venire a galla tutta la mediocrità della soluzione wireless. Diciamo che se l’ascolto via cavo è un 10, col bluetooth scendiamo a 6-7, a volte anche meno.

3. Micro Hi-Fi Philips

Aukey BR-C9

Fate cheeeeeeese!

Come sopra: la qualità generale è accettabile, in alcuni casi anche più che buona, ma i bassi mediamente sono di un livello davvero infimo. Certo, si può sempre provare a lavorare di equalizzazione, ma non si può cavare il sangue dalle rape. Sufficienza stiracchiata anche qui.

4. Sintoampli Onkyo

Aukey BR-C9

Black is the new black

Ecco la vera sorpresa: si va di lusso! Ovviamente anche qui bisogna smanettare e non poco per cercare di sopperire alla mancanza di bassi, ma il risultato finale è a dir poco sorprendente. Non sto dicendo che non si percepisca differenza con l’ascolto a filo, ma poco ci manca. E questo ci porta all’ennesima convinzione della mia vita: se vuoi sentire la musica gli amplificatori (reali, non le cagate software) servono, pochi cazzi.

5. Autoradio

Aukey BR-C9

Le belle macchine lasciamole agli uomini con poca fantasia

Confermo le sensazioni generali, va abbastanza bene finché non si calca troppo coi bassi. A tal proposito è interessante il confronto con il mio “vero” vivavoce bluetooth che potete ammirare in basso a sinistra: un Kinivo BTC-450. Che non è niente di che eh, per carità, ma supporta anche aptX: la differenza c’è e si sente, checché ne dica l’internet.

E questo è quanto. In conclusione: vale pienamente i (pochi) soldi che costa, anche qualcosina in più visto il livello della concorrenza, ma a patto di limitarsi a ciò che è nelle sue corde. Spero di non avervi annoiato, ci vediamo alla prossima puntata (se mai ci sarà). Peace!

DISCLAMER
Ovviamente sto parlando di ascolto casuale, fatto da uno smartphone e con tracce mp3 o aac perlopiù a 256 kbps (quindi decisamente lossy). Non iniziate a stressare con FLAC, DAC da millemila euro e amplificatori a valvole, è ovvio che una cagata un dispositivo del genere sia assolutamente inadatto per ascoltare la musica come si deve.

 


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