Gli ostacoli del cuore

Prologo

Il potere delle immagini, lo ammetto, mi ha sempre affascinato. “A volte un’immagine vale più di mille parole”, così si usa dire. L’influenza che una foto riesce ad esercitare sull’animo umano è uno di quei misteri che continuo a non spiegarmi. Eppure esiste, ed è largamente sfruttata: il condizionamento delle masse, operato il più delle volte tramite i media audiovisivi, non è certo una scoperta dell’altroieri. Quella che state per leggere è la storia di una foto. Una semplice, stupida foto. Una foto come tante, una di quelle che può fare chiunque. Una foto che però non ritraeva delle persone qualunque. Una foto che, volente o nolente, ha segnato la storia dei suoi protagonisti. Ha segnato la storia di un club prestigioso, del suo plenipotenziario, di un attaccante argentino e del suo procuratore. Una foto che, probabilmente, ha segnato anche la storia del calcio italiano.

6 Gennaio 2013. Lungomare di Ipanema, Rio De Janeiro.

– Allora, come le dicevo, ci sarebbe questa opportunità
– Bene
– Sono quasi arrivato, questione di minuti. Dall’altra parte è già tutto apposto, me l’hanno appena confermato. Basta dare l’ok e siamo pronti per la firma
– Mmh
– Mi creda, è un ottimo affare. Miglioriamo i conti, viene fuori pure una bella plusvalenza. E, con tutto il rispetto, a mio parere andremmo a guadagnarci anche sul piano tecnico
– Non so, sinceramente non sono molto convinto. Ma se lo dice lei mi fido
– Si fidi, e soprattutto non si faccia trarre in inganno dalla carta d’identità
– Certo. L’importante è che s…ore…iamo…zione…porta…avanti. Chiaro?
– Mi scusi ma la sento a singhiozzo, qui il cellulare non prende benissimo. Comunque ora sono davanti all’hotel, la richiamo appena ci sono novità. Buonasera
– Ok. Buonasera

“Stupido telefono”. La lunga berlina scura si accosta proprio davanti all’ingresso. “Mi lasci pure qui, grazie. Anzi, obrigado!”. La portiera si apre lentamente, e dopo qualche secondo esce, come sempre impeccabile anche se in tenuta decisamente sportiva, Adriano Galliani. Ad aspettarlo sulla porta l’amico Kia e – poco più in la, già seduto al tavolo – l’unico vero motivo di questo appuntamento segreto. “Hola doctor”, queste le parole d’esordio dell’argentino. I tre si siedono, ordinano qualcosa, parlano molto: l’atmosfera è davvero rilassata, non sembra neanche una riunione d’affari. A rompere l’idillio creatosi, improvvisamente, un cellulare squilla. Sempre lo stesso. “Scusatemi, è il Presidente. Pronto? Certo, mi dica. Come? La sento malissimo, lei mi sente? Pronto? Pronto?? Mi sa che è caduta la linea”.

“Vabbè, se è urgente richiamerà… Sicuramente avrà voluto fare due chiacchiere con te, lui ci tiene molto ad essere presente in queste faccende. Andiamo pure avanti”. Ad un certo punto l’a.d. tira fuori dalla ventiquattrore una risma di fogli, probabilmente una prima bozza di contratto. Il manager del giocatore gli da una scorsa veloce, chiede numi su un paio di dettagli, poi lo porge all’Apache. Lui, che viene dal barrio, non è un uomo da clausole e cavilli contrattuali: dalle sue parti la parola di un uomo vale molto di più di un pacco di scartoffie imbrattate d’inchiostro. Un sorriso, una stretta di mano e l’accordo è trovato. “Bene, quindi possiamo chiuderla qui. Garçom, a conta por favor!”. I tre, soddisfatti e con la pancia piena, stanno per uscire dal locale che ormai è quasi notte. Ma, prima di alzarsi dal tavolo, decidono di suggellare il buon esito della serata con una foto. Spontanea, quasi puerile negli intenti, ma destinata a segnare un’epoca. L’epoca del nuovo ciclo vincente rossonero.

Epilogo

Appena fuori dal locale, due macchine sono già ad aspettarli: una per calciatore e manager, l’altra per il dirigente.

– Hasta luego doctor, see you in Milano
– Hasta luego Carlitos… e forza Milan!
– Siempre

Il viaggio di ritorno verso l’albergo assomiglia quasi ad una cavalcata trionfale per l’amministratore delegato rossonero, manca giusto il sottofondo delle Valchirie di Wagner. Lo scambio ormai è praticamente ufficiale: Pato al PSG e Tevez a Milano, ma soprattutto un utile netto di quasi 20 milioni di euro. Che, in questi anni di vacche magre, valgono quanto uno scudetto. A proposito di scudetto, sai che coppia la davanti con Ibra… Il telefonino, appena ritornati in una zona in cui c’è segnale, impazzisce in preda alle notifiche. Una decina di chiamate perse, qualche sms, diverse e-mail. Tutti dal Presidente. Cribbio, mi  sa che è meglio se richiamo subito.

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